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INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, ON. ANTONIO TAJANI, IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DELL’82° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI SANT’ANNA DI STAZZEMA.

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Cari cittadini di Sant’Anna di Stazzema,

sono passati più di ottant’anni dai tragici fatti che hanno legato indissolubilmente il nome della vostra terra a quello di una delle più gravi tragedie della seconda guerra mondiale.

Eppure dopo tanto tempo il ricordo di quelle vicende, il ricordo del sangue dei martiri, è vivo oggi come allora, oggi come allora ci richiama al nostro dovere e alle nostre responsabilità.

Perché quella di Sant’Anna non è una delle tante tragedie che ogni guerra porta con sé. Quello commesso dalle truppe della Germania Nazista che occupavano e opprimevano il nostro Paese è un crimine deliberato, commesso con l’aiuto di fascisti italiani. Un crimine che non trova nessuna giustificazione, né quella della tragica fatalità, né quella delle dure leggi della guerra.

Dunque, il sangue di quei martiri innocenti, donne, bambini, anziani, pacifici lavoratori, richiama la politica, richiama le Istituzioni, richiama 1 noi tutti ad un grande dovere.

Non basta dire “mai più”, occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta. I valori sui quali si fonda l’Italia democratica sono i valori sui quali si è basata la guerra di liberazione.

Una guerra sanguinosa, che non avremmo vinto se non fosse stato per l’intervento decisivo degli Alleati. Ma l’Italia non avrebbe riscattato l’onore e la dignità morale della Patria se gli italiani non avessero partecipato attivamente alla liberazione, non avessero combattuto con valore dalla parte della libertà.

Penso innanzitutto alle Brigate partigiane del Nord, ma penso anche all’esercito del Sud, ai militari internati in Germania e a quelli che diedero la vita a Cefalonia, a Porta San Paolo a Roma e a Mignano Monte Lungo. Combattenti che avevano orizzonti diversi ma che seppero mettere da parte le divergenze per un grande obiettivo comune: la libertà della Patria.

Penso – con le parole di Calamandrei – a tutti gli uomini liberi, che volontari si adunarono per dignità e non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo”.

Sono gli straordinari versi incisi sulla pietra all’esterno del vostro Museo della Resistenza, che rimarranno per sempre a ricordare quel patto 2 fondante delle nostre Istituzioni democratiche, della ricostruzione morale e civile dell’Italia.

Lo disse il Presidente Mattarella, usando come sempre espressioni nobili e accorate: “La Repubblica – spiegò il Capo dello Stato – riconosce in questo luogo di martirio, in questo sacrario civile, una delle sue più profonde radici. Dall’abisso del dolore e della sofferenza la comunità di Stazzema e, con essa, l’Italia intera, hanno trovato le forze per riscattare la disumanità degli oppressori, per edificare su basi nuove la dignità delle persone, la libertà per tutti, la democrazia, la pace”.

La pace che dobbiamo difendere nel mondo, dai confini dell’Europa al Medio Oriente, fino alle guerre dimenticate in Africa. E proprio perché la nostra libertà e la nostra democrazia si fondano sul sangue delle vittime di Sant’Anna, di Marzabotto, di Boves, di Onna, delle tante località italiane legate dal filo di un triste pellegrinaggio della memoria, si tratta di una libertà sacra, di una democrazia sacra, che devono essere tutelate perché sono il grande patrimonio comune della nazione.

Tanto sangue innocente è stato versato proprio in queste terre toscane, fra l’Appennino e il mare. Consentitemi di ricordare quanto è avvenuto a Bèrgiola Foscalina, dove 72 fra donne, adolescenti e bambini vennero bruciati vivi nelle loro 3 abitazioni, e dove l’eroico maresciallo della Guardia di Finanza Vincenzo Giudice, Medaglia d’oro al Valor Militare, proprio come questa città, offrì invano la sua vita in cambio di quella dei civili. Venne ucciso lui e vennero uccisi gli ostaggi, fra i quali la moglie e i due figli.

Consentitemi di ricordare, ancora, le Fosse del Frigido e la strage di Farneta, nelle quali persero la vita anche molti religiosi. Potrei continuare purtroppo a lungo, parlando di stragi commesse non soltanto da truppe tedesche ma purtroppo anche da italiani, da reparti della Repubblica Sociale che si dedicarono con altrettanta ferocia all’opera di repressione.

La storia della nostra libertà è la storia di tanto sangue innocente, è la storia di tragedie che hanno colpito in modo particolarmente duro proprio questa terra toscana, così vicina alla Linea Gotica, l’ultimo fronte che divise in due l’Italia fino alla fine della guerra. Anche per questo è preziosa la libertà che le nostre Istituzioni democratiche sono chiamate a tutelare e garantire, di fronte ai pericoli vecchi e nuovi.

Il Nazismo e il Fascismo sono tragedie del passato, che non ritorneranno in quelle forme, ma l’Europa e il mondo sono attraversati proprio in questi anni dallo stesso spettro dell’intolleranza, dell’estremismo, della falsificazione ideologica.

Vi sono nel mondo regimi che aggrediscono Stati sovrani, come l’Ucraina, con la legge del più forte, vi sono sistemi totalitari che posseggono l’arma atomica o mirano a realizzarla, vi sono all’interno 4 delle nostre stesse democrazie spinte che tentano di delegittimare la dignità e la credibilità delle Istituzioni democratiche, vi è una disinformazione sistematica veicolata dai moderni sistemi di informazione di massa.

Tutto questo richiama in modo sinistro e inquietante quanto accadde in Europa nella prima metà del 20° secolo. La libertà, la democrazia, la pace che abbiamo vissuto per 80 anni, grazie alla nascita dell’Unione Europea voluta da grandi visionari come De Gasperi, Adenauer, Schuman, Spinelli e Martino, non sono beni acquisiti per sempre.

Le vittime di Sant’Anna non hanno avuto davvero giustizia, se non la giustizia simbolica verso pochi fra i responsabili, giunti ormai al termine della loro vita.

Ma la giustizia per queste vittime non la possono fare solo i tribunali, la farà la storia se il loro martirio non sarà stato vano, se servirà a indurci a riflettere sulla follia del totalitarismo e a capire come possa essere anche oggi dietro l’angolo.

Non sarà stato vano se vi sarà una comune assunzione di responsabilità da parte delle Istituzioni, delle forze politiche, dei popoli liberi dell’Occidente.

Una grande nazione come la Germania, una delle nazioni più colte, più progredite e più raffinate del mondo, ha visto crescere nel proprio seno il più orrendo fra i sistemi criminali della storia contemporanea.

Ha visto pianificare crimini come Auschwitz. Questo significa che nessuno è immune dalla follia, dall’orrore, dalla violenza. 5 Verso i martiri di Sant’Anna, vittime innocenti come l’agnello sacrificale, abbiamo dunque il grande dovere della memoria.

Della memoria del loro sacrificio casuale, insensato, immeritato anche nella feroce logica della guerra. Della memoria della tragica catena di responsabilità che condusse a questo.

Io sono qui dunque per ribadire in modo solenne che questo governo, e tutte le Istituzioni della Repubblica, continueranno a fare tutto il necessario perché il sacrificio dei martiri di Sant’Anna non sia dimenticato, ma soprattutto perché non sia stato vano.