{"id":39,"date":"2023-04-11T17:55:33","date_gmt":"2023-04-11T15:55:33","guid":{"rendered":"https:\/\/ambasciatapraga.esteri.it\/?page_id=39"},"modified":"2023-07-17T16:17:15","modified_gmt":"2023-07-17T14:17:15","slug":"la-sede","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambvarsavia.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/","title":{"rendered":"La Sede"},"content":{"rendered":"<p><strong>La storia di palazzo Szlenkier<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eretto negli anni 1881-1883 su progetto dell\u2019architetto Witold Lanci, fu fino al 1922 la residenza di una nota e ricca famiglia di conciatori di Varsavia. Il capo famiglia, Karol Jan Szlenkier, eccellente protettore delle arti, lo commission\u00f2 e cerc\u00f2 di assicurarsi l\u2019opera di artisti conosciuti per la sua decorazione, senza badare a spese. Per la sua costruzione decise di indire un concorso, che fu vinto da Witold Lanci, uno dei pi\u00f9 noti architetti della seconda met\u00e0 del XIX secolo in Polonia. Era figlio di Francesco Maria Lanci, a sua volta architetto, venuto dall\u2019Italia nel 1825 su invito della famiglia Ma\u0142achowski. Witold nacque a Varsavia nel 1828, studi\u00f2 come suo padre all\u2019Accademia di San Luca a Roma, visit\u00f2 l\u2019Italia, la Francia e la Germania e nel 1857 torn\u00f2 in Polonia. Con il tempo divenne famoso come artefice di numerosi lussuosi palazzi di Varsavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Karol Jan Szlenkier mor\u00ec nel 1900. Da quel momento il palazzo fu amministrato dalla vedova e dai figli, in particolare il pi\u00f9 giovane, che si dedicava alla gestione dei beni di famiglia. Con il passare del tempo la famiglia crebbe di numero, mentre le sostanze diminuirono, anche a causa dello scoppio della I Guerra Mondiale e per le difficolt\u00e0 che le condizioni postbelliche comportarono nella gestione delle aziende di Varsavia. Le difficolt\u00e0 economiche obbligarono gli Szlenkier a dare in locazione alcuni locali della loro residenza. Nel 1922, infatti, il palazzo ospitava alcuni uffici del Ministero del Lavoro e dell\u2019Assistenza sociale. La famiglia tuttavia non soddisfatta della rendita percepita dall\u2019affitto dell\u2019edificio, decise di venderlo. Ben presto la missione diplomatica italiana, che nella difficile situazione del dopoguerra a Varsavia era rimasta sprovvista di una sede, si present\u00f2 come potenziale acquirente. Fu Francesco Tommasini, primo plenipotenziario d\u2019Italia a Varsavia dal 1919, a negoziare di persona l\u2019acquisto del palazzo di Piazza D\u0105browski 6, nel cuore della capitale, per conto del Ministero degli Affari Esteri. Il prezzo pattuito ammontava a 2 milioni e 900.000 lire, che furono ottenuti attraverso un\u2019operazione di compensazione a sconto sul credito che l\u2019Italia vantava verso il Governo polacco in virt\u00f9 delle forniture militari durante il periodo bellico. L\u2019acquisto fu concluso nell\u2019agosto del 1922, con grande soddisfazione da parte italiana. Nel ventennio tra le due guerre, infatti, Piazza D\u0105browski era giustamente considerata una delle pi\u00f9 belle piazze di Varsavia: spaziosa, con molto verde, centrale, ma con un traffico non eccessivo. \u201cL\u2019Italia \u2013 scriveva alla fine della sua missione il Ministro Tommasini \u2013 \u00e8 stata cos\u00ec la prima tra le Grandi Potenze dell\u2019Intesa ad avere nella capitale della Polonia risorta una sede demaniale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco documentata \u00e8 la sorte di Palazzo Szlenkier durante i tragici anni della II guerra mondiale, iniziata con l\u2019attacco tedesco alla capitale il 1\u00b0 settembre 1939. Le uniche notizie che possediamo ci informano che il palazzo fu gravemente danneggiato a due riprese, durante il conflitto: dai bombardamenti tedeschi all\u2019inizio della guerra, nel settembre del 1939, e nell\u2019estate del 1944, nel corso dell\u2019insurrezione di Varsavia, duramente repressa dai nazisti. All\u2019inizio del conflitto l\u2019ambasciatore d\u2019Italia, Pietro Arrone di Valentino, ripar\u00f2 in Romania. Dopo l\u2019occupazione i tedeschi decisero di riammettere a Varsavia per un breve periodo alcuni rappresentanti ufficiali stranieri, per permettere loro di liquidare gli interessi nazionali ancora in sospeso. Da parte italiana, fu prescelto Mario di Stefano, primo segretario, al quale successivamente si aggiunse il consigliere Guido Soro. In quei pochi mesi che fu concesso loro di trattenersi nella capitale polacca, essi cercarono di tutelare gli interessi italiani e di aiutare i molti cittadini polacchi che si rivolgevano all\u2019Ambasciata, ma furono costretti dal governo militare tedesco ad abbandonare Varsavia il 14 marzo del 1940. Sembra che alla loro partenza l\u2019Ambasciata sia stata affidata a custodi locali, probabilmente il portiere e l\u2019autista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piazza, che si era salvata durante i primi bombardamenti, fu completamente distrutta nei mesi successivi all\u2019insurrezione di Varsavia del 1944. Solo il Palazzo Szlenkier, e pochissime altre costruzioni, rimasero in piedi, anche se gravemente danneggiate. Il 12 agosto del 1945 le funzioni di Ambasciatore d\u2019Italia nella Polonia del dopoguerra furono assunte da Eugenio Reale, il quale visit\u00f2 subito la sede e tracci\u00f2 un quadro piuttosto desolante del suo stato. Alla fine della guerra il palazzo era ancora in piedi, anche se gravemente danneggiato. La facciata e gli interni che davano su Piazza D\u0105browski erano stati distrutti, come il tetto, quasi completamente sfondato. Si erano riusciti invece a salvare le ali laterali e la facciata sul cortile interno. A questo bisognava per\u00f2 aggiungere che l\u2019edificio era stato totalmente saccheggiato durante il conflitto e, al momento dell\u2019arrivo della nuova missione italiana, era occupato da famiglie di senzatetto. Queste circostanze obbligarono l\u2019Ambasciatore a cercare una sede temporanea per poter svolgere le proprie mansioni. Contemporaneamente Reale diede il via ai lavori di recupero di palazzo Szlenkier, con l\u2019assistenza di un architetto-ingegnere, Jerzy Beill, inviatogli dal Ministero della Ricostruzione polacco. Tuttavia restava il problema degli inquilini abusivi: circa 24 famiglie, una macelleria, una panetteria e perfino una bisca clandestina. Il Zarz\u0105d Miejski (l\u2019Ufficio Comunale) sgombr\u00f2 parzialmente l\u2019edificio nel dicembre del 1945, ma a maggio del 1946 continuavano a risiedere nel palazzo ben 11 persone. In seguito alla prima tornata di lavori di ripristino, la cancelleria si sistem\u00f2 nei primi 8 vani recuperati al piano rialzato. La prima opera di restauro, per la quale si chiese l\u2019ausilio di uno specialista da Roma, l\u2019architetto Florestano Di Fausto, fu terminata solo nel 1948. Nel frattempo il Governo comunista aveva emanato un decreto secondo il quale tutti i terreni siti nell\u2019ambito del Comune di Varsavia divenivano propriet\u00e0 dello Stato. Questa nuova situazione si applicava anche al terreno su cui era eretto Palazzo Szlenkier, essendo quest\u2019ultimo stato acquistato con atto privato e non per mezzo di un accordo internazionale bilaterale (solo nel 2015 il titolo di proprieta&#8217; e&#8217; tornato allo Stato italiano, dietro compravendita a prezzo simbolico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la sua permanenza nella capitale polacca, che dur\u00f2 dal \u201958 al \u201962, l&#8217;Ambasciatore dell&#8217;epoca Pasquale Jannelli diede una descrizione desolante dello stato in cui la sede diplomatica continuava a trovarsi. In un suo rapporto per il Ministero degli Esteri, egli sconsigliava di programmare un restauro definitivo del palazzo, in quanto riteneva che l\u2019edificio possedesse gravi carenze strutturali e che l\u2019organizzazione dei vari uffici e appartamenti risultasse del tutto irrazionale per le esigenze dell\u2019Ambasciata. Per questo motivo suggeriva di fare piccoli lavori di manutenzione, che permettessero alla missione di utilizzare quella sede per altri 4 o 5 anni, e poi di acquistare o far costruire un nuovo palazzo per la rappresentanza italiana. Dopo vari tentennamenti da parte del Ministero degli Esteri si giunse alla conclusione che la sede dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia sarebbe rimasta Palazzo Szlenkier.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recupero definitivo e l\u2019arredo del palazzo si devono principalmente all\u2019ambasciatore Enrico Aillaud, successore di Jannelli. Una nuova importante tornata di lavori, effettuata sotto la sua gestione (dal \u201962 al \u201968), permise il ripristino dell\u2019intero stabile e la fornitura di tutta una serie di arredi, dando all\u2019Ambasciata e alla residenza quell\u2019aspetto decoroso che tuttora conserva. In quel periodo l\u2019edificio fu posto sotto tutela artistico-ambientale per effetto di un decreto del Presidium del Consiglio Nazionale di Varsavia, datato 1\u00b0 luglio 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli arredi e la struttura di Palazzo Szlenkier<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ambasciata d\u2019Italia, subito dopo la guerra, fu l\u2019unica rappresentanza diplomatica a Varsavia a ritornare nella sua vecchia sede. Tuttavia l\u2019odierno Palazzo Szlenkier \u00e8 notevolmente diverso, sia da quello che era stato originariamente progettato da Witold Lanci a fine \u2018800, sia da quello che la delegazione italiana aveva lasciato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. I cambiamenti si notano sia nella facciata, di gran lunga semplificata, sia negli interni, che se fossero rimasti fino ai nostri giorni cos\u00ec come erano all\u2019origine, costituirebbero un vero tesoro artistico, dato che furono decorati alla fine del 1883 da uno dei maggiori pittori polacchi dell\u2019800, Wojciech Gerson (1831-1901). Solo lo studio dell\u2019ambasciatore, situato nell\u2019ala sinistra del palazzo, ha conservato gli stucchi originali e le vecchie decorazioni pittoriche sul soffitto, opere di Gerson. Mentre la sala da pranzo e il salone, dopo la guerra furono rivestiti di una nuova decorazione di stucco eseguita da artigiani italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l\u2019edificio divenne propriet\u00e0 dello Stato italiano, nel 1922, era privo di mobili e di arredi. A guerra finita, poi, l\u2019Ambasciatore Reale, al momento del suo primo sopralluogo, nell\u2019estate del 1945, non trov\u00f2 nel palazzo alcuna traccia delle dotazioni preesistenti. \u00c8 verosimile che, durante la guerra, mobili, quadri, tappeti e altri oggetti di pregio siano stati in parte travolti dalla parziale distruzione dell\u2019edificio, in parte probabilmente trafugati dai tedeschi e il rimanente venduto alla meglio dalle famiglie di sfollati che la occuparono nell\u2019immediato dopoguerra. Nonostante questo, alcuni arredi originali sono sopravvissuti agli eventi bellici. Ricordiamo il caminetto neorinascimentale di marmo rosso che si trova nell\u2019anticamera del primo piano, e soprattutto un quadro di Cristoforo Munari (1667-1720), intitolato \u201cNatura morta con libri\u201d, proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la struttura dell\u2019Ambasciata, al pianterreno si trovano, nell\u2019ala destra, gli uffici commerciali e amministrativi e, nell\u2019ala sinistra, la cancelleria politica e l\u2019archivio. L\u2019ufficio dell\u2019Addetto alla difesa si affaccia sul cortile interno. Le sale di rappresentanza e l\u2019appartamento del capo missione sono situati rispettivamente al primo e al secondo piano, ai quali si accede per mezzo dello scalone padronale che, pur avendo perduto i dipinti originari di Wojciech Gerson, rappresenta forse il manufatto architettonico di maggior pregio dell\u2019intero palazzo. Palazzo Szlenkier \u00e8 una delle pochissime residenze borghesi della Varsavia ottocentesca che sia sopravvissuta fino ai giorni nostri e sicuramente una delle ambasciate esteriormente pi\u00f9 eleganti della capitale polacca. Tuttavia, dal punto di vista della funzionalit\u00e0, presenta numerose carenze che richiederebbero interventi di manutenzione e ristrutturazione assai onerosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: \u201cIl Palazzo Szlenkier\u201d, a cura di T.Jaroszewski e L.Biolato, ed. Rosikon Press\/PIW, Warszawa, 2001<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La storia di palazzo Szlenkier Eretto negli anni 1881-1883 su progetto dell\u2019architetto Witold Lanci, fu fino al 1922 la residenza di una nota e ricca famiglia di conciatori di Varsavia. 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